La storia

    Tre mesi fa ho provato ad aprire un'attività in Italia.

    Mi sono trasferito a Milano per studiare. Ho una società B2B nel mio paese di origine e un cliente. Semplice, no? Ho passato due settimane sui siti governativi, a chiedere a ChatGPT, Gemini e Claude. Le risposte si contraddicevano. Ho chiamato due commercialisti. Mi hanno detto cose opposte.

    108.000
    stranieri hanno aperto un'attività in Italia nel 2025.
    Tutti dentro lo stesso sistema rotto.
    Fonte: MEF — Osservatorio Partite IVA, anno completo 2025. 21,6% di 500.341 nuove P.IVA aperte da nati all'estero.
    Il problema

    Non è solo una brutta esperienza.

    È un sistema non pensato per gli stranieri.

    Barriera linguistica

    Le opzioni economiche — Fiscozen, FidoCommercialista — sono solo in italiano. Gli stranieri sono costretti a scegliere tra prezzo e comprensione.

    Complessità nascosta

    Le regole transfrontaliere — residenza fiscale, regime impatriati (esenzione IRPEF al 50%), pensioni, scelta del regime — sono sparse su dozzine di fonti, quasi tutte in italiano. Saltare una scadenza può costare caro.

    Manuale, spesso incoerente

    Chiedi la stessa cosa a due commercialisti. Avrai due risposte diverse. Chiedi all'AI — allucina. Non esiste una guida affidabile, con fonti, in inglese, per gestire un'attività in Italia da straniero.

    Nessuno strumento offre lingua + competenza + affidabilità — al livello di automazione che l'AI moderna ora consente.

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