🇮🇳 founder extra-UE Aggiornato al 2026

    Trasferirsi in Italia da indiano: visto, residenza e tasse

    Cittadini indiani che aprono un'attività freelance o una partita IVA in Italia.

    Accesso al mercato e permessi

    Come cittadino extra-UE, un founder indiano in genere ha bisogno di un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo prima di aprire una partita IVA — di solito tramite la quota del decreto flussi, oppure convertendo un permesso esistente (studio, famiglia, soggiornante UE di lungo periodo). Una volta residente regolare, il regime forfettario è aperto alle stesse condizioni di tutti. Se resti nel tuo paese e fatturi solo a clienti italiani, potresti non aver bisogno di alcuna registrazione italiana — dipende dalla residenza fiscale, non dalla nazionalità.1

    Residenza fiscale — dove paghi davvero le imposte

    L'Italia tassa i residenti sul reddito mondiale. Diventi residente fiscale se, per la maggior parte dell'anno (183+ giorni), la tua residenza anagrafica, la tua dimora abituale o il centro dei tuoi interessi vitali sono in Italia. È un punto su cui un founder indiano inciampa spesso, trasferendosi a metà anno o mantenendo una casa all'estero — è il conteggio dei giorni, non il passaporto, a decidere dove paghi le imposte.3

    Il regime forfettario e gli impatriati

    Una volta diventato residente fiscale in Italia, il regime forfettario è aperto a te alle stesse condizioni di tutti — un coefficiente sui ricavi (fissato dal codice ATECO) e un'imposta sostitutiva del 5%/15%, fino a €85.000.2 Per aprire la partita IVA presenterai la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate.5

    Se trasferisci la residenza fiscale in Italia e soddisfi le condizioni (in sintesi: non essere stato residente negli anni precedenti e l'impegno a restare), il regime impatriati può esentare il 50% del reddito ammissibile dall'IRPEF. Per i redditi alti può battere il forfettario — vale la pena modellare entrambi. Spesso un founder indiano che si trasferisce ne ha diritto.4

    Trappole per founder indiano

    • L'ingresso per lavoro autonomo passa di solito dalla quota del decreto flussi, che apre per finestre limitate — il tempismo conta.
    • Molti founder indiani arrivano prima con un permesso per studio o lavoro, poi lo convertono — il percorso di conversione è spesso più rapido della quota.
    • Il trattato fiscale India-Italia aiuta a evitare la doppia imposizione sui redditi di fonte indiana.

    Domande frequenti

    Come può un cittadino indiano aprire un'attività in Italia?

    Serve un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo — di solito tramite la quota del decreto flussi o convertendo un permesso per studio/lavoro. Una volta residente, il regime forfettario è aperto a te con il tetto di €85.000 e le regole sui coefficienti.

    Un founder indiano può accedere al regime forfettario in Italia?

    Sì. Il regime forfettario è aperto ai residenti fiscali in Italia a prescindere dalla nazionalità, nei limiti del tetto di €85.000 di ricavi e dei requisiti standard. Il codice ATECO dell'attività fissa il coefficiente di redditività (40–86%).

    Il regime impatriati è disponibile per un founder indiano che si trasferisce in Italia?

    Spesso sì. Se trasferisci la residenza fiscale in Italia e soddisfi le condizioni, il regime impatriati può esentare il 50% del reddito ammissibile dall'IRPEF — a volte più conveniente del forfettario per i redditi alti.

    Altri paesi

    Fonti

    1. 1.Normattiva — D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico Immigrazione), art. 26 (lavoro autonomo)
    2. 2.Normattiva — L. 190/2014, art. 1 commi 54–89 e Allegato 4 (regime forfettario, coefficienti di redditività)
    3. 3.Normattiva — TUIR (DPR 917/1986), art. 2 (residenza fiscale)
    4. 4.Normattiva — D.Lgs. 209/2023, art. 5 (regime impatriati)
    5. 5.Normattiva — DPR 633/1972 (IVA), art. 35 (apertura partita IVA)

    Ogni cifra in questa pagina è fondata su fonti primarie — lo stesso standard della chat di TaxCompass. Si tratta di orientamento con fonti, non di consulenza fiscale.

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