Trasferirsi in Italia da britannico: visto, residenza e tasse
Cittadini britannici che aprono un'attività freelance o una partita IVA in Italia dopo la Brexit.
Accesso al mercato e permessi
Come cittadino extra-UE, un founder britannico in genere ha bisogno di un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo prima di aprire una partita IVA — di solito tramite la quota del decreto flussi, oppure convertendo un permesso esistente (studio, famiglia, soggiornante UE di lungo periodo). Una volta residente regolare, il regime forfettario è aperto alle stesse condizioni di tutti. Se resti nel tuo paese e fatturi solo a clienti italiani, potresti non aver bisogno di alcuna registrazione italiana — dipende dalla residenza fiscale, non dalla nazionalità.1
Residenza fiscale — dove paghi davvero le imposte
L'Italia tassa i residenti sul reddito mondiale. Diventi residente fiscale se, per la maggior parte dell'anno (183+ giorni), la tua residenza anagrafica, la tua dimora abituale o il centro dei tuoi interessi vitali sono in Italia. È un punto su cui un founder britannico inciampa spesso, trasferendosi a metà anno o mantenendo una casa all'estero — è il conteggio dei giorni, non il passaporto, a decidere dove paghi le imposte.3
Il regime forfettario e gli impatriati
Una volta diventato residente fiscale in Italia, il regime forfettario è aperto a te alle stesse condizioni di tutti — un coefficiente sui ricavi (fissato dal codice ATECO) e un'imposta sostitutiva del 5%/15%, fino a €85.000.2 Per aprire la partita IVA presenterai la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate.5
Se trasferisci la residenza fiscale in Italia e soddisfi le condizioni (in sintesi: non essere stato residente negli anni precedenti e l'impegno a restare), il regime impatriati può esentare il 50% del reddito ammissibile dall'IRPEF. Per i redditi alti può battere il forfettario — vale la pena modellare entrambi. Spesso un founder britannico che si trasferisce ne ha diritto.4
Trappole per founder britannico
- •Dopo la Brexit i cittadini britannici sono extra-UE — la libertà di stabilimento che esisteva prima del 2021 non si applica più; serve un permesso che consenta il lavoro autonomo.
- •Il trattato contro la doppia imposizione Regno Unito-Italia stabilisce quale paese tassa cosa: verificalo prima di mantenere clienti britannici.
- •Chi ha una residenza pre-Brexit (Accordo di recesso) mantiene diritti più ampi — verifica la tua posizione.
Domande frequenti
Un cittadino britannico può ancora lavorare in proprio in Italia dopo la Brexit?
Sì, ma come cittadino extra-UE ora serve un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo prima di aprire la partita IVA. Chi è coperto dall'Accordo di recesso conserva diritti più ampi.
Un founder britannico può accedere al regime forfettario in Italia?
Sì. Il regime forfettario è aperto ai residenti fiscali in Italia a prescindere dalla nazionalità, nei limiti del tetto di €85.000 di ricavi e dei requisiti standard. Il codice ATECO dell'attività fissa il coefficiente di redditività (40–86%).
Il regime impatriati è disponibile per un founder britannico che si trasferisce in Italia?
Spesso sì. Se trasferisci la residenza fiscale in Italia e soddisfi le condizioni, il regime impatriati può esentare il 50% del reddito ammissibile dall'IRPEF — a volte più conveniente del forfettario per i redditi alti.
Altri paesi
Fonti
- 1.Normattiva — D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico Immigrazione), art. 26 (lavoro autonomo)
- 2.Normattiva — L. 190/2014, art. 1 commi 54–89 e Allegato 4 (regime forfettario, coefficienti di redditività)
- 3.Normattiva — TUIR (DPR 917/1986), art. 2 (residenza fiscale)
- 4.Normattiva — D.Lgs. 209/2023, art. 5 (regime impatriati)
- 5.Normattiva — DPR 633/1972 (IVA), art. 35 (apertura partita IVA)
Ogni cifra in questa pagina è fondata su fonti primarie — lo stesso standard della chat di TaxCompass. Si tratta di orientamento con fonti, non di consulenza fiscale.

